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Articolo del Prof. Nino Bilardo

LA "MOSCHITA" O SINAGOGA EBRAICA DI CASTROREALE

Se è vero che una forma dì damnatìo memoriae ha cancellato non solo i segni materiali, ma finanche il ricordo di molte giudecche siciliane, nel caso di Castroreale, nonostante lo sconvolgimento del tessuto urbano causato dai numerosi terremoti, la presenza dell'insediamento ebraico è ancora attestata dalk denominazione di Via Giudecca conservata da una delle viuzze del centro storico. Giuseppe Pyrroni - Sollyma, autore di una breve guida di Castroreale pubblicata nel 1855 afferma che, ancora ai suoi tempi, la via allora detta degli Uffici ed oggi intitolata a Guglielmo Siracusa portava la denominazione popolare di Via della Moschita. Con questo termine inoltre veniva indicato l'intero quartiere che oggi ha la sua emergenza architettonica più importante nella chiesa del SS. Salvatore. La circostanza è attestata da Placido Perrone che a pagina 7 della sua Memoria pella dìsmembrazione dì Barcellona, stampata a Napoli nel 1820, scrive: "Tuttora esistono li vestigi dell'antico Tempio (dei pagani). Nelle fabbriche del Monte di Pietà, e del Monastero di S. Maria degli Angeli sì vedono degli Archi, ed una volta reale costruita di pietra di Mongibello, che indi formarono parte di una Moschea Saracena, la quale poscia servì ad uso di Sinagoga agli Ebrei, e quel quartiere tuttora serva il corrotto nome di Moschea'". La notizia dell'esistenza di questi antichi elementi architettonici, ripresa più o meno negli stessi termini dal Pyrroni - Sollyma3, dal Burrascano* e dal Casalaina3, se sfrondata dall'erroneo e fuorviante riferimento alle reliquie architettoniche del tempio pagano, dal Burrascano addirittura creduto quello di Diana Facellina, e dell'improprio richiamo alla Moschea dei Saraceni, ci offre una preziosa indicazione del sito della Sinagoga ebraica, di cui il Monastero di S. Maria degli Angeli e le fàbbriche del Monte di Pietà avevano inglobato le strutture. Tale ubicazione implica del resto il preciso orientamento della Sinagoga verso Gerusalemme e trova puntuale riscontro in quanto si può desumere dai documenti regestati dal DÌ Giovanni e pubblicati dai fratelli Lagumina . Uno di questi documenti è un decreto del 12 ottobre 1485, col quale il viceré Gaspare De Spes, prendendo atto che la Giudecca di Castroreale non aveva un locale idoneo in cui riunire O proprio Consiglio e accogliendo la richiesta avanzata dalla stessa Giudecca di essere autorizzata a tenere le proprie riunioni nei locali dell' Ospedale, concede che da quel momento in poi le riunioni abbiano luogo nel detto Ospedale, nonostante che, per il passato, fosse stata accordata la licenza di tenerle nella Moschita ovvero Sinagoga. Nello stesso decreto il viceré aggiunge di essere informato su quanto i Giudei della terra di Castroreale siano tepidi et neglegentes nel partecipare alle riunioni del Consiglio, ogni qual volta bisogna prendere delle decisioni pro servicijs Regie Curie e penante ordina ai proti e ai maggiorenti della Giudecca di costringere i renitenti con pene pecuniarie regio fìsco applicandas ad accedere et intervenire singulis vicibus ad consilium. Evidentemente i locali della Sinagoga, non sappiamo da quanto tempo già esistenti, dovevano essere ormai troppo angusti, e quindi insufficienti alla bisogna, ma il tenore del documento da adito al sospetto che questa fosse una scusa bella e buona per giustificare la negligenza e la lentezza con le quali la Giudecca rispondeva alle richieste e alle sollecitazioni della Regia Curia. In tal senso risulta illuminante una lettera viceregia del 19 febbraio 1486 che concede ai proti e maggiorenti della Giudecca di Castroreale la facoltà di punire quei Giudei i quali, avvalendosi di favoritismi e protezioni, si rifiutavano maliziosamente di pagare i pesi e le gravezze imposti alla Comunità. A costoro bisognava, tra l'altro, "prohibiri et vetarì tucti li cerimonij dì la Uggì iudaica ... et di non padri concurriri in li offici] et benefìci di la dieta Judeca, edam prohibirìli di servirsi di io vino carni e!

Cff.G. PYRRONI - SOLLYMA, Castroreate ed i suoi monumenti, Messina 1855, p. 17 bis.

P. PERRONE, Memoria direna dai Deputati di Castroreale al Signor Intendente dei Vallo di Messina pilla dismembrazione d ì Barcellona, Napoli 1820, p. 7. G. PYRRONI - SOLLYMA, 1S55, p. 17 bis. M. BURRASCANO. Memorie stanche - ecdasiastiche di Casiroreale, Palermo 1902. p. 142.

Cfr, M. casalaina. Castroreale /cenno storico - descrittivo), Messina 1893. p. 41; M. CASALAfNA - S. RACCUGLIA. Castroreale. Palermo 1893. p. 9; M. CASALAfNA, Castroreaie tmonograj ìai, Palermo 1910. pp. 39-4 i e 91 ; M. CASALAINA, Memorie religiose di Casiroreals, Catania 1932, p. ! 00.

altri cosijudaici"6. Ad ogni buon conto, per quanto riguarda la Sinagoga e la sua esatta ubicazione, è importantissimo il documento con il quale il 14 novembre 1486 il viceré approva una convenzione stipulata tra i rappresentanti della Gìudecca e i Giurati di Castroreale, in base alla quale viene autorizzato l'ampliamento della Moschita. La convenzione richiamata nei documento è un atto pubblico del 6 novembre dello stesso anno in noi. Nicola Butulo (=Buculo?) con il quale i Giurati di Castroreale, edam prò decoracione diete tetre, concedono in perpetuum alla Gìudecca una striscia di terreno di canne 8x5 circa (mq 160) collaterale alla Moschita allo scopo di ampliarne l'edificio maragmatìbus iignaminibus et alijs rebus oportunis ...in dieta spadaio terreni et plani. In compenso la Giudecca si impegna a fabbricare dalle fondamenta, a proprie spese, un tratto delle mura di detta terra e a ciaudere quendam vallonum per quem facile intrabatur in dieta terra. II viceré quindi, considerato il vantaggio che dalla convenzione stipulata deriva alle due comunità, accetta, ratifica e conferma l'accordo e concede alla Giudecca la licenza di ampliare la Moschita in dieta plano modo ut supra, nel rispetto delle misure di lunghezza larghezza e altezza prescritte dal privilegio di re Alfonso . E' evidente che il piano dì cui si parla nel documento era quello antistante le mura del castello fatto costruire nel 1324 da Federico III d'Aragona e corrispondente alla piazza del SS. Salvatore (oggi piazza Pertini) e che il vallone è l'incisione prodotta dal deflusso delle acque piovane sul fianco della collina, ancor oggi facilmente individuabile nel modesto avvallamento che dall'area del Monte di Pietà si scoscende verso la contrada Calo', attraverso il quale era allora possibile inerpicarsi fino all'abitato, in quel tratto privo di cinta muraria.

Gli scrittori locali citano concordemente un'atto oggi perduto, rogato dal noi. Filippo Furnari in data 10 novembre 1492, con il quale la comunit à ebraica di Castroreale, ne ir imminenza delTespulsione, vendeva a D. Giacomo Balsamo, capitano di giustizia della stessa terra, i locali della Sinagoga8, che nel 1566 furono inglobati nel Monastero delle Clarisse di-S. Maria degli -Angeli, fondato da Mons. Ottaviano Preconio, arcivescovo di Palermo. Il Monastero dovette però inglobare anche altri edifici pubblici e privati già appartenuti atta Giudecca, di cui furono conservati, o riciclati, strutture ed elementi architettonici in gran parte sacrificati dalle trasformazioni edilizie intervenute nel 4° decennio del secolo scorso, quali la volta reale in pietra dell'Etna ricordata dagli scrittori locali e l'antico portale del Monastero. Le poche reliquie allora sopravvissute sono state cancellate dalle radicali demolizioni conseguenti al terremoto del 16 aprile 1978. con Tunica eccezione dell'arco della Sinagoga, risparmiato ma privato del suo contesto. Fra gli elementi architettonici sacrificati, sicuramente databili al momento della fondazione del Monastero, bisogna annoverare le bifore che si aprivano sul piccolo chiostro e il portale dì gusto rinascimentale attraverso il quale si accedeva alla chiesa, l'unica parte del complesso interamente edificata nel secolo XVI. Il portale del Monastero, tipico esempio arcaizzante di architettura durazzesca con influenze catalane, apparteneva invece all'edilizia della Giudecca negli anni di poco anteriori o immediatamente posteriori all'editto di espulsione del 1492. Di questi elementi rimangono oggi soltanto i disegni riprodotti nelle pubblicazioni del Permisi e del Samonà

Nonostante tutto, le demolizioni eseguite in seguito al sisma del 1978 e la ricostruzione ex nova dell'Istituto Magistrale un merito storico possono rivendicarlo: quello di aver momentaneamente portato alla luce un'ampia cisterna divisa in due vasche da un muricciolo rivestito d'intonaco

Su questi documenti cifr. G. Di GIOVANNI, L'Ebraismo della Sicilia, Palermo 1748 (ristampa fotomeccanica dell'editore A. Forn ì, Bologna 1976), pp. 374-376; B. e G. LAGUMINA, Codice Diplomatico dei Giudei di Sicilia, voi. II, Palermo 1890, pp.373-374, doc. 712 e pp. 382-383, doc. 718.

B. eG. LAGUMINA, II. 1890, pp.399-400, doc. 731. Il documento è citato anche da N. BUG ARI A, Tra storia e leggenda: gli Ebrei in Sicilia, ne! voi. "Ebrei e Sicilia", a cura di : N. Bucarla, M. Lazzari e A. Tarantino, Palermo 2002, p. 24 ed è stato esaminato da F. CHILLEM1 in un saggio di imminente pubblicazione su "PaleoKastro".

Vedi la bibliografia citata nelle note 3, 4 e 5, alle pagine ivi indicate.

Cfr. R, PENNISI, L'arte dei secoli XVI e XVU in Castroreale. in "A.S.S.O.", Vili, l-2,Catania 1911, p. 43 dell'estratto e G. SAMON À'. Elementi medioevali nell'architettura del sec. XYI in provincia di Messina, Messina s.d.. nonché L'influenza medioevale per la formazione degli elementi architettonici del sec. XVI nella Sicilia orientale in "Bollettino d'Arte", Roma maggio 1932. Per un'attribuzione del portale del Monastero ad ipotetici lavori di irasformazione promossi dal Balsamo cfr. A. BILARDO. Taccuino d'Arte Messinese, Messina 1967, pp. 14-16.

impermeabilizzante. In quell'occasione fu raccomandato all'impresario dei lavori di ricoprire con una solettina in cemento armato lo squarcio rivelatore prodotto nella volta dalla pala meccanica, senza riempire il vano con il materiale di scavo. Provvedimento reso necessario dall'attesa di tempi migliori in cui restituire alla fruizione di studiosi e visitatori l'interessante manufatto. Ma nessuno pens ò allora alla possibilità che_.la scoperta riguardasse i Bagni dei Giudei, che solitamente erano ubicati nell'area delle sinagoghe. Colgo pertanto l'occasione per suggerire a chi di competenza la non difficile riacquisizione del manufatto.

Tornando all'edificio della Sinagoga, la cui antica costruzione poteva addirittura risalire alle origini dell'insediamento ebraico, ritengo utile ricordare in chiusura quanto scrive Elias V. Messinas a proposito della Sinagoga di Salonicco, alla quale verso l'inizio del sec. XVI. quando quella comunit à fu impinguata dagli immigrati siciliani giunti in seguito al decreto di espulsione del 1492, furono dati dei soprannomi che suonavano come Sinagoga dei pescatori e Madera, ossia trave di legno . Io credo che soprannomi di questo genere fossero in uso anche in Sicilia, come attesterebbe una insolita indicazione toponomastica da me riscontrata in carte cinquecentesche dell'Archivio Storico del comune di Castroreale, che designano come contrada dello Trovo la strada dì S. Maria degli Angeli, quella stessa che, ancora nell'Ottocento, prendeva nome dalla Moschita11.

!0      Cfr. E. V. MESSWAS. / legami ira gli ebrei di Sicilia e gli ebrei di Grecia, nei citato voi. "Ebrei e Sicilia", Palermo 2002, p. 250.

Si tratta di tre atti contenuti in un registro d ì insinuazioni alle carte 132, 261 e 346 e rispettivamente datati 26 ottobre 1582, 26 aprile 15& e 25 agosto 15S3, riguardanti botteghe e case solente con botteghe "site ti posile in hac terra Castri Rt'gaiìs in contralti dello Trovo san di Sanati Maria deli'-ingeli", tutte confinanti con case private, strade pubbliche si alìjs confinibus.

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